giovedì 4 febbraio 2016

ACCADDE OGGI: L' elettromobile di Faenza

Fra l’ammirazione e la curiosità del pubblico, nella fredda mattina del 4 febbraio del 1924 fu inaugurata la nuova elettromobile di Faenza. 

Praticamente era una navetta elettrica (ad accumulatori) che faceva servizio a tutte le ore (anche di notte) da piazza Umberto I alla stazione ferroviaria. 

A distanza di 92 anni una nuova navetta elettrica, dell’ag. Erbacci, unisce piazzale Pancrazi con il centro cittadino…. Tanto tempo dopo, nulla è cambiato!!!


L' elettromobile del '24 in sosta in piazza Umberto I



92 anni dopo, il moderno bus elettrico che collega Piazzale Pancrazi con in centro


mercoledì 3 febbraio 2016

ACCADDE OGGI: La palla di cannone che abbattè Porta Imolese

Il 3 Febbraio del 1797 fu trovata nei pressi della chiesa del Suffragio la palla di cannone sparata dai francesi, che il giorno prima abbatté uno dei grandi battenti di legno di Porta Imolese. 
La palla, di ca. 15 cm di diametro, è tuttora esposta al Museo del Risorgimento di Faenza.

L’origine del Museo risale al 1904, quando fu allestita in modo permanente, in un locale annesso alla Pinacoteca Comunale, una mostra dedicata al contributo dei Faentini al Risorgimento Italiano, già presentata all’Esposizione Regionale Romagnola di Ravenna. Intorno agli anni Venti il Museo fu chiuso per consentire un ampliamento degli spazi espositivi della Pinacoteca.

Un mostra sull’indipendenza italiana, tenutasi nel 1921 presso i locali del Palazzo Comunale, determinò un ulteriore incremento della raccolta con donazioni di documenti e cimeli della prima Guerra Mondiale.
L’esposizione ebbe grande successo e ricevette il consenso del pubblico faentino, tanto è vero che l’anno successivo fu pubblicato un piccolo catalogo e si auspicò che le raccolte museali fossero riordinate presso la Biblioteca Comunale.


Nel 1929 il Museo fu riaperto e ordinato nei locali della Biblioteca, diretta in quel momento da Piero Zama, storico del Risorgimento, e durante questo periodo, specialmente negli anni 1935 e 1936, si registrarono numerose donazioni.


Nel 1960 alla documentazione ottocentesca e coloniale si aggiunsero altre testimonianze sulla lotta di liberazione. Il materiale rimase esposto al piano terra della Biblioteca fino al 1975, anno in cui, per motivi di ampliamento dei servizi, si decise di trasferirlo in un deposito esterno in attesa di una sede idonea.


Ora la collezione ha trovato la sua definitiva sistemazione in un’ala del piano nobile di Palazzo Laderchi. L’importanza di questo edificio si lega alle molteplici vicende di uno dei più antichi casati faentini, quello della famiglia Laderchi, che tanto ha contribuito alla storia e allo sviluppo della città soprattutto durante il periodo risorgimentale. Il Palazzo fa parte di quel complesso edilizio monumentale prospiciente alla piazza che caraterizza il centro storico e ne è uno degli elementi più significativi sia per la felice posizione, sia per il valore dell’architettura e delle decorazioni interne.


Il nucleo più significativo, è costituito da stampe, fotografie, dipinti, proclami, bandiere, uniformi e cimeli vari. In attesa di restaurare e rendere a norma nuovi spazi espositivi in cui sviluppare un percorso museografico che valorizzi l’intero patrimonio, il museo ha riaperto con una selezione dei più importanti documenti faentini e cimeli compresi dall’Età Napoleonica all’Unità d’Italia. L’esposizione parte con la presentazione di stampe, fotografie e una bandiera del periodo risorgimentale, materiali tutti restaurati nell’ultimo decennio grazie ai contributi dell’Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della regione Emilia-Romagna e del Comune di Faenza. Nelle salette che seguono si trovano alcuni volti dei protagonisti dell’Unità d’Italia; di grande interesse i ritratti di Aurelio Saffi e di Cavour dipinti in maiolica da Angelo Marabini e un busto in terracotta raffigurante Giuseppe Mazzini realizzato da Domenico Baccarini, firmato e datato 1900.


Una speciale spazio è stato riservato ai tessuti: bandiere e uniformi varie.
Nel salone delle feste o “Galleria di Psiche” sono invece esposti editti, documenti e ritratti a partire dal 1794 fino a Pio IX. Da segnalare un busto in marmo bianco di Napoleone attribuito allo scultore Raimondo Trentanove.


Nell’ultima sala, detta anche Sala Saviotti dal nome del suo decoratore, sono esposti quadri, armi, cimeli, che si riferiscono in particolare a personaggi ed avvenimenti accaduti a Faenza durante la prima metà dell’Ottocento. Spiccano, tra i ritratti quelli di Achille e Francesco Laderchi ed una rara miniatura raffigurante il generale Giusppe Sercognani.


Particolare attenzione viene data alle donazioni e ai restauri che proseguono su diverse opere.


La palla del cannone francese che abbattè i battenti difensivi di Porta Imolese



martedì 2 febbraio 2016

CURIOSITA': L' autoscontro

 I primissimi modelli di autovetture per autoscontro utilizzavano motori a scoppio, che furono presto abbandonati in favore di un motore elettrico, alimentato tramite una rete elettrificata a maglie strette posta a circa 2,5 metri da terra, tramite struscio sulla rete stessa di un'apposita antenna metallica posta alla sommità di un palo sporgente dalla parte posteriore della vettura. 
Spesso l'inserimento e il disinserimento della corrente nella rete decreta l'inizio e la fine della corsa.
A parte il design delle vetture, che oggi in alcuni casi riproduce, su licenza delle ditte produttrici di automobili, alcuni famosi modelli d'auto, l'aspetto e la concezione dell'autoscontro è rimasta pressoché immutata negli ultimi decenni. 
In base alla tipologia e alla fascia di utenza cui sono destinati, gli autoscontri possono distinguersi in:

- Autoscontri tradizionali, descritti sopra;
Miniscooter o autoscontri per bambini, simili in tutto e per tutto a quelli per adulti ma più piccoli e destinati all'infanzia; spesso in questi autoscontri esistono anche vetture monoposto a forma di motocicletta;
Autoscontri acquatici, di utilizzo prettamente estivo, nei quali la pista è sostituita da una piscina piena d'acqua e le vetture consistono in piccoli natanti gonfiabili a motore.

Una macchina per l' autoscontro dello storico marchio "Bumper". Siamo negli anni '50

ACCADDE OGGI: il primo mulino a vapore in Emilia-Romagna

Il 2 febbraio del 1868 venne rogitata una società composta da Achille e Pietro Laderchi col sindaco di Russi Domenico Mazzotti. 


Fu il primo esempio di mulino a vapore in Emilia-Romagna. 

Il nostro Achille Laderchi fece arrivare via nave dall’Inghilterra tutta l’impiantistica e la meccanica del mulino fino al porto di Ravenna, che con carri trainati da buoi, fece trasportare fino alla sua residenza a Prada, località del Faentino.

Villa Laderchi a Prada con a destra ben visibile il camino del mulino a vapore


lunedì 1 febbraio 2016

La Mora Romagnola protagonista di una puntata di "Melaverde"

Brisighella e la Mora Romagnola in una puntata di "MelaVerde"

Brisighella e la Mora Romagnola saranno protagonisti domenica 7 febbraio 2016 alle 12:00 di una puntata di Melaverde,su Canale 5.
Il celebre programma, giunto alla puntata numero 525 sarà condotto da Edoardo  Raspelli ed Ellen Hidding.

Potrebbe interessarti:http://www.ravennatoday.it/cronaca/melaverde-puntata-7-febbraio-2016-brisighella.html
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Verrà illustrato come grazie ad un accordo tra un imprenditore e diversi allevatori sono nati nuovi allevamenti dove i maiali sono liberi di pascolare allo stato semibrado e dove la tecnologia e il benessere animale hanno permesso di incrementare notevolmente la popolazione della mora, con un focus sulla Fattoria Palazzo di Zattaglia di Brisighella.
Per poi passare allo stabilimento gastronomico di Pontenono di Brisighella, una struttura che riesce a coniugare perfettamente tradizione artigianale e forte innovazione. Le carni qui lavorate provengono infatti dall’allevamento della Fattoria Palazzo di Zattaglia e da altre aziende agricole del territorio romagnolo, che allevano capi di razza pura nell’ambito del “Progetto di Filiera” della Mora Romagnola approvato dalla Regione Emilia Romagna. Di estrema importanza, per la totale garanzia di affidabilità e sicurezza al consumatore finale, è il sistema di tracciabilità e rintracciabilità completamente informatizzato che consente di risalire fino al luogo di nascita (ma anche di allevamento e di lavorazione) dell’animale a partire dal prodotto finito, che sia insaccato, taglio anatomico, elaborato, ragù e altro, oltre a tutti i dati riferiti all’animale quali sesso, età, tipo di alimentazione.

La Mora Romagnola è un' antica razza autoctona delle zone di Ravenna e Forlì-Cesena

sabato 30 gennaio 2016

Italia Campione del Mondo, siamo i migliori gelatieri

L' Italia si piazza per la quarta volta sul gradino più alto del podio, davanti a Spagna e Australia


L'Italia torna sul podio della Coppa del Mondo della Gelateria e vince, per la quarta volta in sette edizioni, il titolo mondiale. 
Seconda laSpagna, terza l'Australia

L'evento, organizzato da Gelato e Cultur
a in collaborazione con Sigep aRimini Fiera ha visto in gara 13 squadre: Argentina, Australia, Cile, Giappone, Italia, Marocco, Messico, Polonia, Singapore, Spagna, Svizzera, Uruguay e USA.

Oltre a gare tecniche in cui le squadre si cimentano proprio nel gelato, la competizione prevede una serie di prove come i finger food abbinati al gelato gastronomico (quello "salato"), la scultura di croccante e la scultura di ghiaccio: tutte le preparazioni presentate nelle singole prove, infatti, vanno alla fine esposte nel "Gran Buffet" di classica memoria nei banchetti aristocratici. Ecco perché nel team deve esserci, insieme al gelatiere, anche un pasticcere, un cuoco e uno scultore di ghiaccio. Il team Italia campione del mondo, allenato dal pasticcere vicentino Diego Crosara, era composto dal gelatiere Luigi Tirabassi dell'omonima gelateria di Subiaco (Rm); dal 25enne chef Alberto Carretta di Thiene (Vi), il più giovane tra tutti i partecipanti alla competizione; dal pasticciere Antonio Capuano che porta avanti con i genitori la pasticceria di famiglia a Riccia (Cb); e dallo scultore del ghiaccio Amelio Mazzella Di Regnella di Bacoli (Na), fondatore e presidente della neonata associazione italiana scultori del ghiaccio. Ogni squadra nazionale, inoltre, deve essere fedele a un tema scelto prima della competizione: quello dell'Italia era "il mare".


Nella prova mystery box l'Italia ha estratto a sorte i macarons al cioccolato delle Delizie di Marchi, la Svizzera il caffè di Manuel Caffè,  il Giappone miele di Alce Nero, il Messico torroncini Condorelli, l'Uruguay il succo di bergamotto Simone Gatto, l'Australia l'Elisir San Marzano Borsci, il Marocco il latte di mandorla Condorelli, Singapore i waffel di Waffelman, il Cile la polvere di liquirizia Amarelli, la Spagna le amarene di Cantiano di Morello Austera, l'Argentina Exotic Verbena di Ravifruit, gli USA il tè verde Vicentini Mlesna e la Polonia lo yogurt Arborea. 

Italia campione del mondo!


166 anni fa a Faenza nasceva Andrea Bernabè "Bagonghi"

Il 27 Gennaio del 1850 nasceva a Faenza Andrea Bernabè conosciuto in mezzo mondo con in pittoresco nome di "Bagonghi".

Fino a pochi decenni fa per dare a qualcuno della mezzacartuccia, o per rinfacciargli di vantare imprese chiaramente fuori dalla sua portata, si usava dargli del “Bagonghi”. Un epiteto che all’insolenza accompagnava la derisione. C’era però un mondo in cui quel nomignolo godeva di grande considerazione. Era quello del circo, dove il nano Bagonghi in veste di cavallerizzo, di acrobata, di clown o di giocoliere costituiva una delle maggiori attrazioni per grandi e bambini.

 Le cronache del tempo lo descrissero alto “un metro e dieci dal cranio ai piedi, di meravigliosa, completa ed intonata deformità umana”, ma sveglio ed intelligente. 

Divenne famoso lavorando nei circhi più importanti d’Europa e facendosi conoscere anche in Africa con varie tournè.

Se all’inizio le performance, diremmo oggi, puntano soprattutto sulla curiosità suscitata dalla sua deformità, esperienza ed impegno ne hanno fatto un artista del circo in grado di esprimersi in ruoli diversi: da clown a giocoliere, da acrobata a prestidigitatore. Un personaggio eccentrico sempre pronto alla battuta spiritosa, mai volgare. Al seguito della rinomatissima compagnia americana di Mr. William Meirebell, Bernabè-Bagonghi compie una lunga tournée che, passando di successo in successo, tocca il Marocco, il Sudan, l’Abissinia e la Palestina. Quattro giorni durissimi dura il viaggio per attraversare il Sahara e quando sono ormai in vista della meta la carovana è presa d’assalto da una banda di predoni che uccide la prima cavallerizza, Jeja, una ragazza veneta di 17 anni considerata la mascotte dell’équipe itinerante. All’apice della carriera, ammirato per la rapidità e la destrezza con cui passa da un numero all’altro, beniamino del pubblico di mezzo mondo, Bagonghi trascorre con Mr. Meirebell il suo periodo migliore, protrattosi per quasi sette anni. In seguito, con la compagnia Hittiman attraversa in lungo e in largo la Russia e la Siberia, poi con la troupe Diaz la Francia e la Spagna.