mercoledì 1 giugno 2016

SAN PANCRAZIO E DINTORNI: La festa del parco 2 Giugno

Il parco 2 giugno è nato nel 2012 
su iniziativa del consiglio di zona di San Pancrazio



Giovedì 2 giugno 2016 il consiglio di zona di San Pancrazio in collaborazione con il Relais Villa Roncuzzi organizza la FESTA DEL PARCO DEL 2 GIUGNO, ossia il parco adiacente all' hotel.

Villa Roncuzzi sarà sponsor ufficiale dell' evento


















Il programma:

  • Inizio ore 17:00 con il montaggio della tenda Teepee (utilizzata dagli indiani d' America) e lancio degli aquiloni
  • Yoga della risata con Fabrizio Fogli (Benny) e intrattenimento per tutti
  • Gran Finale

Durante la festa si potrà cenare con piadina, salsiccia e affettati.

martedì 17 maggio 2016

Auguri di Buon Compleanno: ma da quando?

La festa di compleanno, così come noi la conosciamo oggi,è nata abbastanza recentemente: secoli addietro esistevano solo l’Anniversario o il Dies Natalis, ovvero il ricordo del giorno della morte, che veniva considerata come la “nascita eterna“, ed era quindi molto importante ricordarla. 

Papa Francesco si gode la sua
torta di compleanno
Tutto ciò accadeva perchè gli eventi connessi ad una persona erano pervasi da una forte religiosità, e quindi festeggiare il giorno in cui si viene al mondo era fuori luogo, dato che questo evento ricordava il peccato originale, e quindi nessuno avrebbe mai festeggiato una ricorrenza così “triste”.

A partire dal XIV secolo, il movimento umanista 
separa la sfera religiosa da quella della persona, e a questo punto, dato che la nascita non ricorda più un evento legato al peccato, si comincia a festeggiare la ricorrenza della nascita con un “Buon Compleanno”. 

E la torta di compleanno?

Per quella bisognerà aspettare ancora un pò di tempo! L’ideatore della torta di compleanno è stato lo scrittore tedesco Goethe, che il giorno del suo 53° compleanno, decise di festeggiare con una torta con sopra 53 candeline (1 candelina per ogni anno), dando vita quindi a questa usanza negli anni a venire. 






Happy Birthday to you!
Infine un’ultima curiosità! Il motivetto musicale Happy Birthday to you è stato composto nel lontano 1893, quando 2 maestre d’asilo (Patty Smith Hill e Mildred J Hill), decisero di creare una canzone allegra per dare quotidianamente il benvenuto all’ingresso in aula a tutti i bimbi. Per quanto riguarda le parole invece, sembra che siano state aggiunte in seguito, nel 1924, adattate a questo simpatico motivetto. Grazie a Marylin Monroe, che cantò il brano al presidente Kennedy, la canzone di Buon compleanno divenne famosa in tutto il mondo e ancora oggi viene utilizzata per augurare al festeggiato un felice e gioioso compleanno.

domenica 1 maggio 2016

Anche quest' anno il Relais Villa Roncuzzi partecipa a Meraviglie Segrete

Meraviglie Segrete è una manifestazione di giardini aperti nella campagna ravennate

organizzata dall’Associazione Giardino e Dintorni di Ravenna
La manifestazione ha ottenuto il patrocinio del Ministro dei Beni
e delle Attività Culturali e del Turismo

Sabato 7 e Domenica 8 Maggio 2016
75 giardini privati e pubblici aperti al pubblico

Giardini privati che diventano pubblici per un fine settimana all’insegna della cultura del verde, del tempo libero e della tradizionale ospitalità del nostro territorio. Un mondo che non vuole chiudersi in se stesso, ma aprirsi all’allegria dei visitatori.

 Anche quest' anno il Relais Villa Roncuzzi parteciperà all' iniziativa, vi aspettiamo!

Domenca 8 Maggio è la Festa della Mamma!

Come ogni anno la ricorrenza cade la seconda domenica di maggio, così questa volta la giornata speciale sarà domenica 8 maggio. 

Ma non è così in tutto il mondo. Se la ricorrenza è diffusa a livello globale, non tutti i Paesi hanno la stessa data per celebrare la figura della mamma: nella maggior parte si festeggia nel mese di marzo. A San Marino, ad esempio il 15. Perché dunque in Italia alle mamme è dedicata la seconda domenica del mese di maggio, e dunque la data cambia di anno in anno?

Bisogna risalire alle origini della ricorrenza, che sono sia religiose che commericali. La Festa della Mamma è stata istituita a maggio per la prima volta negli anni '50, precisamente nel 1956 su iniziativa di Raul Zaccari, sindaco della città ligure di Bordighera, che voleva promuovere il commercio di fiori della riviera ligure. L'anno successivo la festa venne "adottata" con valenza religiosa il 12 maggio 1957 dal parroco di Tordibetto di Assisi, don Otello Migliosi. Con noi a festeggiare la seconda domenica di maggio ci sono: Svizzera, Slovacchia, Croazia, Stati Uniti, Malta e Giappone.

Auguri a tutte le MAMME!!!!!

giovedì 24 marzo 2016

ACCADDE OGGI: Il 23 Marzo del 1851 fu ucciso Stefani Pelloni detto il Passatore

Alla notizia in molti tirarono un sospiro di sollievo, a cominciare dalla gendarmeria pontificia spesso da lui beffeggiata.
 A monito alla popolazione fu posto su un carro e trascinato da un asino lungo una straziante processione che iniziò a Lugo, sostò a Russi, poi Cotignola e quindi Forlì. 
Giunse a Faenza dove stazionò ai piedi della torre, proseguì per Castel Bolognese terminando a Bologna dove fu sepolto alla Certosa nel campo detto <dei traditori>.

Le sue imprese, in una Romagna interessata dalla lotta di classe, ispirarono la musa popolare della rievocazione orale (che enfatizzò la sua generosità, divenuta leggendaria) e quella colta, da Arnaldo Fusinato a Giovanni Pascoli (che nella poesia Romagnaidealizzò la sua figura evocandolo, appunto, come il Passator Cortese).
I connotati de il Passatore differiscono notevolmente dall'iconografia che lo ha reso famoso, diffusasi nel dopoguerra a seguito del lancio del marchio dell'Ente Tutela Vini Romagnoli, che lo raffigurava somigliante a un brigante-pastore lucano (i connotati sono praticamente identici a quelli del celebre Carmine Crocco) e armato di arcaico "trombone", mentre in realtà egli utilizzava le migliori armi disponibili all'epoca.
Al tempo infatti, alla voce segni particolari del Passatore, veniva indicato "sguardo truce": ciò è possibile poiché Stefano Pelloni presentava una bruciatura da polvere da sparo sotto l'occhio sinistro.

Alla figura del Pelloni è intitolata la 100 km del Passatore, una competizione podistica che dal 1973 si svolge annualmente con partenza da Firenze e arrivo a Faenza.

martedì 22 marzo 2016

ACCADDE OGGI: L' eccidio di Faenza

Papa Gregorio XI
L' eccidio di Cesena e Faenza: con questo nome viene indicato il massacro dei cesenati e dei faentini compiuto il 3 febbraio 1377, per ordine del cardinale Roberto di Ginevra, dalle milizie mercenarie bretoni guidate dal capitano di ventura Giovanni Acuto (così era conosciuto in Italia l’inglese John Hackwood). A quasi sette secoli di distanza il suo ricordo sopravvive quasi solo negli studi di storia locale e nella toponomastica (la piazzetta davanti all’ingresso dell’Anagrafe è intitolata ai ’Cesenati del 1377’, cioè le vittime di quella strage). Ma, in realtà, sarebbe opportuno che fosse meglio conosciuto anche ai giorni nostri



L' antipapa Clemente VII,
prima cardinal Roberto da Ginevra

L’epoca è quella  in cui Firenze mobilitò contro lo Stato Pontificio una lega alla quale aderirono anche città che in precedenza avevano accettato il dominio ecclesiastico, come Bologna e Perugia. Per contrastare questa iniziativa, Papa Gregorio XI, da Avignone - dove nel 1305 si era trasferita da Roma la sede papale - inviò nel 1376 dalla Francia un esercito di soldati mercenari bretoni, al comando del cardinal Roberto da Ginevra. Quando queste truppe (da otto a diecimila uomini) giunsero in Italia, l’unica città disposta ad accoglierle fu Cesena. Nell’ottobre del 1376 i soldati si installarono nelle campagne cesenati, mentre il cardinale si insediava nella Murata, il sistema difensivo che faceva capo alle due rocche poste in cima al colle Garampo e che era stato costruito quando il cardinal Egidio Albornoz aveva preso possesso di Cesena (1357) sottraendola agli Ordelaffi. Nel dicembre del 1376 Gregorio XI aveva lasciato la Francia, stabilendosi nel gennaio del 1377 a Roma, per togliere buona parte delle ragioni di chi (come Firenze) accusava il papa e i suoi funzionari in Italia di comportarsi, in realtà, come stranieri che rapinavano l’Italia. I soldati bretoni dimostrarono con il loro comportamento a Cesena quanto fosse vera quell’accusa: in cambio dell’accoglienza ricevuta, le truppe depredarono la popolazione, impossessandosi dei beni alimentari (e, in particolare, del raccolto del grano, necessario non solo per nutrirsi, ma anche per seminare l’anno dopo), seminando violenza in città e nelle campagne. Esasperati dai ripetuti soprusi, il 1 febbraio
John Hackwood
1377 i cesenati  si ribellarono, uccidendo da 400 a 800 soldati bretoni. La risposta del  cardinale non si fece attendere e fu subdola e violenta:  dapprima finse di comprendere il punto di vista esasperato dei cesenati, ma nel frattempo mandò a chiamare il condottiero John Hackwood, che era di stanza a Faenza, con i suoi mercenari inglesi. Il cardinale fece entrare le nuove truppe dalla porta del Soccorso (che è quella che oggi si vede murata lungo lo sferisterio) ed esse, insieme con i bretoni, ruppero il muro della fortificazione verso il borgo Chiesanuova (l’attuale viale Mazzoni), ingaggiando un conflitto con i cesenati che si erano disarmati perché rassicurati dalle parole del cardinale. Gli abitanti furono sconfitti e trucidati, su precisa volontà di Roberto da Ginevra, che aveva dato tali disposizioni ai militari.

ll 22 Marzo del 1376, approfittando della caotica situazione in cui versava la Chiesa, il faentino Astorgio Manfredi non osservò i doveri pecuniari verso il Papa, così il card. Anglico inviò i mercenari guidati sempre da Giovanni Acuto per punire la città faentina. Hackwood occupò immediatamente la Rocca e scatenò in città le sue milizie che si resero colpevoli d’inaudite violenze.
Uno dei motivi di tale violenza è che il Papa solitamente non pagava con moneta i soldati, ma li compensava permettendogli il saccheggio nelle città attaccate.

sabato 19 marzo 2016

CURIOSITA': Giovanni Pascoli e la poesia sulla piadina

Se parliamo di piada subito il nostro pensiero va alla tradizione culinaria romagnola, alle immagini vacanziere della sua riviera e dei chioschi dove viene offerta con il prosciutto o lo squacquerone. Fino agli sessanta/settanta non era così diffusa a livello nazionale come oggi.

Questo piatto della tradizione è stato la musa ispiratrice della poesia “Il desinare” e del poemetto “La Piada” di Giovanni Pascoli; in altri scritti il poeta la cita come “pane di Enea” o “pane rude di Roma” attribuendole l’origine latina e la descrive come “Piada, pieda, pida, pié, si chiama dai romagnoli la spianata di grano o di granoturco o mista, che è il cibo della povera gente; e si intride senza lievito; e si cuoce in una teglia di argilla, che si chiama testo, sopra il focolare, che si chiama arola…”.
Sappiamo che Pascoli amava il buon cibo ed era un ottimo bevitore. Nel suo “nido”, la casa che abitava con le sorelle, ospitava spesso gli amici più cari e offriva loro pranzi e cene tipicamente romagnole, che Mariù preparava con abilità, per risollevarsi dagli impegni di studio e di lavoro e per distrarsi dai suoi turbamenti.


L’amore per la cucina e per la campagna, per i sapori semplici e genuini, per i prodotti dell’orto traspare nella sua produzione poetica spesso in maniera discreta fino ad arrivare a descrivere delle vere e proprie ricette, l’ambiente della cucina con tutti gli attrezzi: «teglia», «aglio», «paiolo», «cannone» (matterello), «canovaccio» (telo).
Ma l’intento poetico non è ovviamente la descrizione dell’esecuzione di una ricetta.  La funzione nutritiva del cibo (della piada in questo caso) passa in secondo piano per dare spazio ad una atmosfera magica dove l’immaginazione e la comunicazione si concentrano su pensieri esistenziali e sociali.


La piada povera, quella co
nfezionata con farina di mais (eventualmente arricchita di un po’ di grano), ben diversa dalle piade ricche per i benestanti di puro frumento, rinforzate con strutto, uova o zucchero, nella poesia del Pascoli diventa un sublime e dignitoso “pane della povertà”, “pane dell'umanità”, “pane della libertà” e “pane del lavoro”.

Di seguito un breve ma significativo estratto della poesia:

Ma tu, Maria, con le tue mani blande
domi la pasta e poi l’allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande
come la luna; e sulle aperte mani
tu me l’arrechi, e me l’adagi molle
sul testo caldo, e quindi t’allontani.

Io, lo giuro, e le attizzo con le molle
sotto, fin che stride invasa
dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l’odore del pane empie la casa.